L‟indice di competitività elaborato da Onu e Wto, che si chiama TPI – Trade Performance Index - colloca il nostro Paese al secondo posto, dietro la Germania, nella classifica dei dieci paesi più competitivi nel commercio mondiale.
Il WTO ha redatto una classifica della competitività analizzando i vari paesi del mondo in 14 settori del commercio internazionale. Sui dati del 2008 l’Italia detiene la seconda posizione assoluta quanto a performance complessiva di competitività nell’export e nel saldo commerciale.
Sulla base del TPI l’Italia figura al primo posto in ben tre settori: tessile, abbigliamento e cuoio-calzature, mentre i vicini tedeschi conquistano ben otto primi posti.
Le sette categorie di prodotti in cui L’Italia secondo il TPI è risultata prima o seconda per competitività nel 2008 hanno presentato un valore complessivo del nostro export pari a 326 miliardi di dollari.
Vero è che la profonda crisi del commercio internazionale del 2009 ha influito negativamente sulle esportazioni di tutti i principali paesi manifatturieri e anche sull’export italiano, altrettanto vero è che le condizioni competitive di fondo dell’Italia basate sulla qualità del Made in Italy e sulla reattività della nostra industria non sono venute meno e continuano ad essere di traino per l’economia italiana sui mercati globali.
Stando ai dati Istat dello scorso aprile, l’export è cresciuto del 15,2% rispetto allo stesso mese del 2009 e la crescita ha riguardato tutti i settori del made in Italy: prodotti tessili (+10%, articoli in pelle (+21.7%), articoli in gomma e materie plastiche (+20.2%), metalli e prodotti in metallo (+20.3%).
Un’indicazione importante per l’imprenditoria italiana. I mercati esteri premiano il made in Italy e allora a chi serve ancora solo il mercato domestico perchè non provare a varcare il confine?
Naturalmente senza dimenticare di adattare il proprio prodotto al mercato obiettivo attraverso dei piani di marketing internazionale per avere una sicurezza dei ritorni sugli investimenti effettuati.

